Alcune delle opportunità più interessanti dei mercati privati occupano uno spazio difficile. Possono essere troppo grandi, specialistiche o impegnative per un singolo investitore, ma troppo focalizzate per il modello di impiego del capitale di un mega-fondo globale. I club deal nascono in questo spazio: un gruppo definito di investitori si riunisce intorno a una singola impresa, un progetto o un’operazione selezionata.
Il vantaggio è immediatamente comprensibile. Invece di impegnare prima il capitale e scoprire nel tempo le società che comporranno un portafoglio, l’investitore può esaminare la specifica opportunità prima di decidere se partecipare. Può comprendere l’attività, lo scopo del capitale, il percorso di creazione del valore e i diritti economici e di governance associati all’investimento. La convinzione ha fin dall’inizio un oggetto preciso.
Questo non rende interessante qualunque club deal. Rende più concreta la decisione.
Un mercato che cerca partecipazioni più personalizzate
Il private equity è entrato nel 2026 con una ripresa dell’attività, ma anche con condizioni più esigenti. Bain ha descritto il recupero del 2025 come ristretto: i mega-deal hanno dominato i titoli, mentre distribuzioni e raccolta sono rimaste difficili per una parte importante del mercato. McKinsey sostiene che i risultati dipenderanno sempre meno dalla leva conveniente e dall’espansione dei multipli, e sempre più dalla selezione e dalla creazione operativa di valore.
Parallelamente, gli investitori chiedono modalità di partecipazione più dirette. Nell’indagine McKinsey di gennaio 2026 su 300 limited partner globali, circa il 70% prevedeva di mantenere o aumentare l’allocazione al private equity. Il 52% considerava l’accesso ai co-investimenti un requisito per impegnarsi in un fondo; fra chi non lo richiedeva formalmente, il 39% preferiva comunque gestori in grado di offrirlo.
Questi dati riguardano investitori istituzionali e il co-investimento non coincide con ogni struttura di club deal. Mostrano tuttavia una direzione più ampia: il capitale sofisticato cerca esposizioni su misura, maggiore visibilità e un legame più diretto fra convinzione e impiego del capitale.
Anche il Global Family Office Report 2026 di UBS segnala questo orientamento. Gli asset privati rappresentavano il 42% dell’allocazione media delle family office intervistate, mentre il 60% prevedeva cambiamenti nell’asset allocation strategica nei dodici mesi successivi. Il messaggio non è sostituire i mercati pubblici, ma ripensare come rendimento, liquidità e creazione di valore di lungo periodo possano convivere.
Che cosa cambia con un club deal
Un fondo tradizionale diversifica il capitale su un portafoglio costruito nel tempo dal gestore. Un club deal concentra l’attenzione su una specifica opportunità. La domanda dell’investitore cambia: non è più soltanto “quale gestore scelgo?”, ma “credo in questa impresa o in questo progetto, a queste condizioni, con questa struttura e questo piano?”.
Questa specificità può interessare imprenditori, famiglie e investitori privati che desiderano avvicinare l’esposizione ai mercati privati alle proprie competenze. Un imprenditore industriale può comprendere una piattaforma produttiva. Un dirigente sanitario può riconoscere un modello di servizio scalabile. Una family office può individuare un tema infrastrutturale coerente con il proprio orizzonte. Le esperienze condivise possono rendere più ricca la lettura dell’opportunità.
La convinzione condivisa, però, non equivale alla diversificazione. Un investimento in una singola impresa o progetto può essere concentrato, illiquido e dipendente dall’esecuzione. Ogni struttura deve essere compresa nei suoi elementi specifici: governance, valutazione, fabbisogno di capitale, diluizione, reporting e possibili modalità di uscita.
Il ruolo di Altherum
Altherum costruisce un ponte focalizzato fra opportunità selezionate e investitori che cercano accesso oltre i prodotti standardizzati. Il punto di partenza non è l’etichetta “club deal”, ma la qualità e la rilevanza dell’impresa o del progetto sottostante.
La tesi deve essere comprensibile, il capitale deve avere uno scopo e il passaggio dalla situazione attuale alla creazione futura di valore deve essere credibile. L’opportunità deve inoltre adattarsi a una struttura che definisca chiaramente la partecipazione e i diritti degli investitori.
Questa logica è distinta da un bond o da un investimento di private debt. Un club deal di private equity comporta una partecipazione nello sviluppo e nel valore di un’impresa, progetto o veicolo dedicato. Un’obbligazione crea un rapporto di credito con termini di rimborso e cedola definiti. Entrambi possono finanziare la crescita, ma lo fanno attraverso diritti, rischi e meccanismi di rendimento differenti.
Altherum non pubblica una soglia generale per i club deal, perché le condizioni appartengono alla singola operazione. Resta costante l’obiettivo: rendere opportunità selezionate comprensibili, accessibili attraverso una struttura adeguata e rilevanti per investitori interessati alla sostanza dell’operazione.
Una sola opportunità, scelta con intenzione
L’argomento più forte a favore di un club deal non è l’esclusività. È la focalizzazione.
Un’impresa o progetto può essere valutato come una proposta completa, non come una piccola voce invisibile in un portafoglio più ampio. L’investitore decide se il settore, il momento, l’economia e l’ambizione meritano il proprio capitale. Il rischio rimane reale, ma l’investimento non è astratto.
In un mercato in cui la dimensione domina spesso i titoli, i club deal creano spazio per un’altra forma di partecipazione: specifica, condivisa e deliberata.
